L’FBI non è obbligata a rivelare il nome dell’azienda che ha sbloccato l’iPhone di San Bernardino

Come confermato da ZDNet, L’FBI non sarà obbligato a rivelare come ha sbloccato l’iPhone del terrorista di San Bernardino. La decisione finale è stata presa dal giudice federale Tanya Chutkan.

Il giudice ha spiegato che rivelare i dettagli su chi e come ha sbloccato l’iPhone di San Bernardino sarebbe “come mettergli un bersaglio sulla schiena“. Con questa decisione, il giudice ritiene di aver salvaguardato sia l’FBI e le sue operazioni anti-terrorismo, sia l’azienda che ha sbloccato l’iPhone di San Bernardino: “E’ logico e plausibile pensare che questa azienda possa essere meno abile dell’FBI a proteggere le proprie informazioni proprietarie di fronte ad un cyberattacco. Rilasciare il nome dell’azienda che ha aiutato l’FBI potrebbe mettere a rischio tutti i sistemi di quel fornitore, e quindi le relative informazioni cruciali sulla relativa tecnologia“.

Malgrado queste parole, ufficiosamente si sa da mesi che l’FBI si è avvalsa dei servizi della israeliana Cellebrite per sbloccare l’iPhone 5c del terrorista di San Bernardino, dopo che Apple si era dichiarata impossibilitata dal poter accedere ai contenuti privati di quello smartphone. Tuttavia, ad oggi non sono chiari i dettagli specifici su come quel dispositivo è stato sbloccato.

Il tribunale ha anche deciso di non svelare la somma pagata dall’FBI per lo sblocco. Su questo punto, le opinioni sono divergenti dato c’è chi parla di 15.000$ e chi addirittura di 1 milione di dollari: “Rilasciare informazioni sul prezzo di acquisto darebbe un valore finito per questa tecnologia e aiuterebbe gli avversari a stabilire se l’FBI possa utilizzarla e acquistarla più volte per accedere ai propri dispositivi crittografati”. 

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